Si intitola Ragazzi di vita. Voglia di battuage. E' un video reportage, a cura di Susanna D’Aliesio e Maria Tridico, pubblicato sul sito fainotizia.it, nel quale si collega proditoriamente il battuage, definito come attività sessuale promiscua esercitata all'aperto, alla prostituzione.
Proditoriamente perché la prostituzione media il rapporto sessuale col denaro, il battuage no. Il battuage è un luogo dove si rimorchia, non dove ci si prostituisce.
Il termine deriva dalla parola battere che, nel caso dei ragazzi che cercano ragazzi, non significa prostituirsi ma cercare qualcuno con cui fare l’amore. Sarebbe come dire di un ragazzo che va in discoteca per rimorchiare una ragazza, che va a mignotte.
Il reportage invece passa dal battuage alla prostituzione senza soluzione di continuità, come si trattasse della stessa cosa. Con uno slittamento semantico già presente in quel ragazzi di vita del titolo, usato come eufemismo per prostituti, mutuato, distorcendolo, dal lessico pasoliniano, che vi vedeva non dei prostituti, ma dei giovani sottoproletari dell'immediato dopoguerra che vivono di espedienti.
Questo accostamento indebito e fuorviante viene ottenuto alternando una intervista a Sergio Rovasio, ex segretario di certi Diritti, che parla di prostituzione, maschile e femminile, per sostenere la proposta di legge per la sua legalizzazione, con quella del 27enne Marco, un ragazzo che ha voglia di battuage.
Marco è intervistato di spalle, con la voce alterata, per proteggerne la privacy come fosse il testimone di qualcosa di illegale o che la società considera tanto negativamente da non poterci mettere la faccia.
Nell'intervista, da ragazzo che cerca qualcuno con cui fare l'amore, Marco diventa esperto di prostituzione e, senza soluzione di continuità, spiega i motivi che inducono i ragazzi a prostituirsi (c'è chi lo fa per necessità, chi si eccita a sentirsi pagato), che non sono quelli cui di solito fanno riferimento gli studi di settore (v. Guido Signorino, Pietro Saitta e Mario Centorrino (a cura di), Sex Industry. Profili economici e sociali della prostituzione Think Thanks, Napoli 2009).
Di questi prostituti ci viene detto che provengono dall'est o dal sud d'Italia e che vivono in clandestinità, mentre nulla ci viene detto dei loro clienti. Gli studi di settore ci dicono invece che qualunque sia la loro provenienza geografica o nazionale la maggior parte dei prostituti sono ragazzi etero o bisessuali, e che molti di loro si prostituiscono per la facilità con cui si fanno soldi, coi quali magari portano a cena la pischella.
I clienti dei prostituti non sono certo i gay, che non hanno bisogno di pagare, visto che ci sono tanti altri ragazzi che come loro ci stanno, ma persone etero o bisessuali anche loro, spesso sposate o con figli, che non vogliono vivere in maniera approfondita o dichiarata o continuativa questo aspetto della loro personalità, limitandosi al sesso occasionale senza passare per la fase di rimorchio, bypassandola con il denaro. Ma su questo il reportage tace. Così come tace dei ragazzi che si prostituiscono con le donne.
L'accostamento tra rimorchio e prostituzione traduce la promiscuità sessuale, attribuita solamente ai ragazzi gay, come non ci fosse anche tra i ragazzi etero, in una forma di sfruttamento come dice Marco quando afferma che nei luoghi di battuage ci si sfrutta reciprocamente, concludendo Perchè l'uomo è un po' porco.
Dunque cercare qualcuno con cui fare l'amore diventa uno sfruttamento perché gli uomini sono porci. Anche le immagini sottolineano l'equiparazione del rimorchio alla prostituzione.
Quando Sergio Rovasio spiega che la chiusura di Montecaprino, un luogo di incontro e non di prostituzione, ha marginalizzato le persone in cerca di qualcuno con cui fare l'amore, vengono mostrare delle immagini di prostituzione e non di rimorchio.
Il reportage si chiude con una serie di dati, privi di fonti, quindi inutilizzabili, nei quali si afferma che la prostituzione, femminile maschile e transessuale, è un problema di ordine sociale, che il 94,2 % delle persone che si prostituiscono sono donne e che questi dati non annoverano la prostituzione maschile perché il numero dei prostituti maschi (sic!) non è mai stato calcolato.
Infine ci informa che nonostante Montecaprino sia stato bonificato nel 2009 (in realtà è chiuso dal 1998) è ancora un luogo di ritrovo accostando ancora una volta rimorchio e prostituzione.
Vero e proprio cavallo di troia dell’omofobia questo reportage delegittima il desiderio sessuale occasionale e promiscuo, ma comunque spontaneo e non mediato dal denaro e dai suoi rapporti di forza, ed equipara la prostituzione considerata un problema sociale da risolvere all’omosessualità di cui pretende di denunciarne le discriminazioni proprio nel momento in cui la discrimina e la diffama profondamente.
